Perché ho disattivato il mio profilo LinkedIn

Poco fa, dopo averci pensato per qualche settimana, con la complicità dell’insonnia ho provveduto finalmente a disattivare (ibernare, per essere precisi) il mio profilo LinkedIn, in attesa della sua cancellazione definitiva.

Perché? Intanto, perché avere un CV facilmente accessibile, sul quale per forza di cose sono pubblicati dei “dati sensibili”, nel attuale mondo dove la famigerata AI, scansiona e “draga” informazioni da migliaia di siti Internet, è un chiaro problema di privacy. Se, come me, non avete un telefono da dedicare esclusivamente ai contatti di lavoro, potreste finire presto subissati dalle chiamate di fastidiosi – e il più delle volte illegali – call-center che cercano di vendervi questo o quello. Nel migliore dei casi.

Inoltre, diciamoci la verità: LinkedIn può essere utile se siete un libero professionista – azienda individuale – e cercate visibilità; se siete un recruiter; se davvero lavorate in un ruolo manageriale definito da sigle quali Head Manager, Senior Consultant, Sales Director, Dodge Viper. Che poi, il più delle volte servono solo a dare un titolo altisonante a mansioni prettamente impiegatizie. Attenzione, nulla contro gli impiegati, io stesso lo sono, ormai.

Se appunto siete un impiegato, un operaio, un generico “salary man”… ecco, LinkedIn non serve proprio a nulla. Se mai qualche “cacciatore di teste” vi contatterà, lo farà per proporvi un contratto il più delle volte al ribasso, stupendosi che non vi butterete ai suoi piedi ricoprendolo di ringraziamenti.

Inoltre, c’è anche il fattore psicologico: LinkedIn è ormai un social network a tutti gli effetti. Tralasciando chi pubblica foto dei figli o delle vacanze, anche esso si basa su un algoritmo che alimenta un feed personalizzato teso a farvi passare il più tempo possibile attaccati ad esso. Una sequenza di notizie inutili per il vostro lavoro ma che vi mostra che questo o quel conoscente ha ottenuto una promozione oppure ha cambiato lavoro o mansione. E se voi siete inchiodati alla vostra scrivania, non riuscite né ad ottenere un aumento di stipendio né a cambiare posto di lavoro, magari perché non siete laureati e magari ormai negli anta, tutto questo può generare frustrazione. Che, esattamente come sull’altro noto social network “Libro delle facce”, vi porta poi a vivere male. Con tutto quello che poi ne consegue.

Vale per tutti i social network, ma in particolare per LinkedIn: staccatevi, uscite. Se dovete farvi pubblicità, create un sito, scrivete un blog. Se cercate un lavoro, contattate, chiamate direttamente, uscite dalla massa. Il punto è sempre quello: cosa fa un selezionatore delle Risorse Umane che si vede arrivare migliaia di profili-CV tutti uguali? Ve lo dico io, passa oltre.

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