Anche se ormai ho raggiunto l’età alla quale i mei genitori avevano un figlio scemo e un altro che iniziava le scuole superiori, l’anima da ragazzino nerd mi è rimasta. Forse perché non ho generato altri ragazzini nerd o più facilmente perché certe cose ce le portiamo dentro, sono una parte di noi stessi. Ma mi fermo qui con il pippone filosofico, non temete. Quello di cui vi voglio parlare oggi è di come ho scoperto la stampa 3d e come ho capito che mi può essere utile.
Andiamo con ordine: intanto, essendo nerd, la possibilità di stampare in 3d, ovvero creare oggetti fisici che possiamo toccare e – possibilmente, ma su questo ci tornerò – utilizzare, mi ha sempre affascinato. Solo che le prime stampanti 3d che hanno avuto una iniziale ampia diffusione – sto parlando di circa il 2008 0 2009, giusto per dare un’idea temporale; la stampa 3d FDM è in realtà tecnologia degli anni ’80 – avevano un costo e una complessità che costituivano uno scoglio non da poco, in particolar modo se non potevate dedicare loro la quasi totalità del vostro tempo libero o se non avevate un locale da adibire a laboratorio in modo permanente.
Da quegli anni è passato un bel po’ di tempo. Tanto per dare un’idea, nel frattempo sono arrivati i social network, trasformatisi poi in strumenti di condizionamento di massa; gli Stati Uniti hanno modificato il loro punto di vista sulla democrazia, sulle libertà individuali e sull’Europa, e noi il punto di vista su di loro; in Russia il potere era in mano a Put per scrivere un programma in un qualsiasi linguaggio di programmazione, lo si doveva prima imparare, con ore e ore di studio di manuali, compilazione e successivo debugging, mentre ora… non lo dirò, ma avete capito, ne sono certo.
Oggi, la stampa 3d è quasi (quasi) una tecnologia di massa: macchine più che performanti possono essere consegnate già assemblate e funzionanti sulla porta di casa (portarle dentro, poi, è un altra cosa…), non è più fondamentale sbattere la testa contro gli spigoli (3d) di firmware e regolazioni varie (per quanto farlo è invece utile lo stesso, per capire meglio come funziona la macchina), il costo di queste macchine può essere anche inferiore (anche di parecchio!) a quello del vostro smartphone.
Detto, fatto. Mi sono procurato una stampante 3d di un ennesimo produttore cinese (indizio, non quello Apple-like) e ho iniziato a usarla. La giustificazione che mi sono dato quando ho cliccato su “acquista/concludi l’ordine” è stata che, così facendo, avrei potuto costruirmi da solo pezzi per i droni o per la motocicletta o per… altro. E qui mi ricollego al concetto di “utilizzare”. Sarà che sono un materialista ,o che sto somigliando sempre di più al mio genitore secondo cui ogni oggetto deve servire a qualcosa, però quando vedo, cercando su internet o su YouTube, pagine e pagine di mostriciattoli da D&D destinati in modo inevitabile a trasformarsi in ciàpapùlver*… ecco, muoio un po’ ogni volta. Secondo me, ed è il case-history che sto per illustrare, quando stampate qualcosa, questo qualcosa vi dovrebbe servire a qualcosa. Che poi la funzione può essere anche solo decorativa, basta non esagerare.
Abbiamo in casa una vecchia lampada da scrivania Tertial, di IKEA. Una di quelle lampade che si fissano al bordo del tavolo mediante un morsetto. Ora, dal momento che monta una lampada a led piuttosto pesante, di tipo PAR, per l’illuminazione delle orchidee, e che per una serie di circostanze la lampada deve lavorare con il braccio tutto esteso, con il tempo il blocco in plastica alla base si è rotto a causa del peso che grava su di esso. Come potete vedere in foto (fig.2), all’interno è quasi completamente cavo, fatta eccezione per qualche piccolo rinforzo che però si è rivelato del tutto inutile.


Ora, dal momento che nel mio passato professionale c’è anche un bagaglio di modellazione 3d (base) con Blender (e altri software non molto utili allo scopo e, soprattutto, non free), non ci ho messo molto a disegnare un oggetto che avesse la stessa dimensione e la stessa funzione ma con caratteristiche meccaniche migliorate (fig.3)

E’ forse meno bello dell’originale, è però sicuramente più robusto. Anche sui lati ho inserito una struttura di rinforzo che serve a distribuire meglio parte dello sforzo, evitando così la rottura. Anche la struttura interna è migliorata, presentando infatti un motivo a giroidi con riempimento del 25%.
Concludendo, c’erano altri modi per realizzare questo qualcosa che non c’era? Sì’, certo. Avrei potuto farlo (fare) in legno, o in metallo; avrei potuto cercare il ricambio da IKEA, ammesso che il ricambio sia mai esistito e che lo vendano ancora; avrei potuto buttare via la lampada perché “non c’è più nulla da fare”. Però così ho unito l’utile, cioè recuperare un oggetto ancora perfettamente funzionante, al dilettevole, ovvero usare una stampante 3d come un utile strumento e non come un costoso giocattolo. Perché è come un trapano, o un frullatore: non lo usate tutti i giorni, ma quando vi serve è lì pronto all’uso. Specialmente se siete un po’ nerd.
* ciapapùlver è un termine dispregiativo lombardo-milanese per indicare quei ninnoli che teniamo come soprammobili e che, dopo un po’, non guardiamo nemmeno più. Fino al loro, inevitabile, trasformarsi in acchiappapolvere.